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venerdì 8 settembre 2017

ITALIA - Cannabis, la Cassazione: anche lo spaccio può essere fatto di lieve entità

Notizia 
31 agosto 2017 13:39
 
Anche lo spaccio di hashish "non episodico né occasionale" può essere considerato, in alcuni casi, un fatto di lieve entità. Sulla base di questo principio, già consolidato nella giurisprudenza in materia, la Cassazione ha ordinato al tribunale del riesame di Torino di rivedere la misura cautelare per un marocchino: i giudici, in particolare, dovranno rivalutare l'applicazione di una norma, nota fra gli operatori del diritto come "quinto comma", della legge del 1990 sugli stupefacenti. Il nordafricano, di 45 anni, era stato arrestato in flagranza lo scorso marzo e un gip aveva confermato il carcere. L'uomo aveva con sé due pezzi di sostanza, del peso lordo di 23,9 e 3,8 grammi, un telefono cellulare e 605 euro in contanti: circostanze che hanno indotto investigatori e inquirenti a immaginare che fosse un pusher professionista. Ma la Cassazione, accogliendo il ricorso dell'avvocato Nicola Ciafardo, ha ribadito che "l'ipotesi del fatto di lieve entità non è incompatibile con lo spaccio non occasionale", e che, addirittura, "è possibile configurare come lievi anche gli episodi che costituiscono attuazione del programma criminoso associativo". Secondo gli Ermellini i giudici devono valutare "con visione unitaria e globale" tutti gli elementi "senza automatismi o preclusioni". Quelli di Torino, fra l'altro, in questo caso hanno deciso sulla base di "assiomi", senza per esempio accertamenti sul traffico telefonico. La Corte, comunque, sottolinea che il "quinto comma" e l'ipotesi lieve non impediscono, al momento della sentenza, di condannare il colpevole "a una pena attestata sul massimo", che è di quattro anni. 

martedì 5 settembre 2017

Legalizzazione droghe. Al dilagare della criminalita’ organizzata e al bigottismo suicida, la battaglia non puo’ che essere transnazionale

Articolo di Vincenzo Donvito
2 settembre 2017 10:03
 
 Non diciamo nulla di nuovo nel ricordare che il proibizionismo sulle droghe (di tutti i tipi) genera disordine pubblico, profitti per le mafie e la criminalita’ internazionale e locale, instabilita’ politiche ed economiche, massacro sociale. E niente di nuovo anche nel ricordare che coloro che in buona fede perorano tutti i divieti possibili ed immaginabili, sono di fatto complici dei risultati e risvolti del proibizionismo. E sempre per ricordare che l’unica soluzione e’ la legalizzazione, con conseguente informazione e riduzione del danno. E’ quello che da decenni le persone libere del mondo (destra e sinistra politica non discriminano nulla in merito) ripetono in continuazione, scontrandosi con la logica degli Stati e degli equilibri economici ad essi connessi, in un macabro equilibrio tra legalita’ e criminalita’, dove quest’ultima sta sempre avendo la meglio.
I sostenitori della legalizzazione, pionieri di diritto e buon governo, stanno avendo qualche risultato, ma limitatissimo e in estrema ed intensa difficolta’. Sia nei coraggiosi Stati Usa che nei pochi Stati (europei inclusi) che, al di la’ delle alchimie per non farsi castigare dalle normative proibizioniste internazionali saldamente in vigore, cercano di mitigare le conseguenze del proibizionismo.
Uno dei problemi centrali per intraprendere un percorso legalitario e costruttivo e’ quello di incidere sui padroni dei capitali del mondo. Che sono poco interessati ad una legislatura proibizionista o meno, ma molto interessati a conformarsi ed avere contesti normativi che consentano loro di rispettare le ragioni sociali della loro esistenza, cioe’ fare soldi.
Cosa succede? 
Il caso dell’Uruguay e’ sintomatico. Hanno legalizzata la marijuana col controllo dello Stato. Sono passati alla fase esecutiva: distribuzione nelle farmacie. Ma siamo vicini al blocco totale dell’applicazione di una legge di uno Stato sovrano: le banche Usa, che fanno il bello e cattivo tempo in un Paese sudamericano dove il dollaro e’ la moneta per eccellenza, senza mezzi termini hanno detto che chiuderanno i conti bancari di chi opera con le droghe illegali: le leggi federali del loro Paese (in ottemperanza ai trattati internazionali) glielo impongono e, pur se le legislazioni nazionali dei singoli Paesi in cui operano dicono il contrario, non possono per loro avere valore prioritario. Questa e’ la lettura legalitaria del contesto. Mentre la lettura politica e’ una conferma di quanto gli Usa possono decidere tutto nei Paesi in cui le singole economie sono dipendenti dalla loro. Imperialismo o meno che lo si voglia chiamare, di fatto e’ cosi’. Del resto, altrettanto accade negli Stati Usa che hanno legalizzato la marijuana, dove le transazioni bancarie si fanno solo con piccole banche locali o in contanti, mentre le grandi banche federali non muovono un centesimo in quel contesto. Poi, ovviamente, c’e’ caso e caso. In Uruguay e’ facile che Citibank o Bank of America, per esempio, facciano muro brandendo la spada della legalita’. Ma sono molto piu’ quieti in altri contesti in cui il dollaro, per quanto importante, non e’ unico ossigeno (come in alcuni Paesi europei, dove -pero’ e comunque- non c’e’ un esplicito coinvolgimento dello Stato come in Uruguay, ma “solo” politiche di riduzione del danno -vedi Portogallo. Svizzera, etc).
Cosa ci dice questo contesto? 
Due cose. La prima: la modifica delle convenzioni internazionali e’ fondamentale. La seconda: il contesto legislativo federale Usa e’ altrettanto fondamentale, visto che l’economia transnazionale e internazionale di questo Paese pervade quella di tutti gli altri Paesi del mondo (molto meno in Ue da quando abbiamo l’euro).
Facciamone tesoro
Senza un’adeguata ed incisiva politica internazionale e transnazionale, le battaglie legalizzatrici in materia di droghe sono destinate ad arenarsi. Senza sottovalutare le iniziative di riduzione del danno (distribuzione controllata delle sostanze pesanti, depenalizzazione delle droghe leggere), se aspiriamo a risultati incisivi, e’ il contesto transnazionale su cui bisogna lavorare (ONU soprattutto).

mercoledì 23 agosto 2017

Ringraziamenti alle istituzioni

Ringrazio chi, dal Ministero dell' Interno e SOGEI, visita il mio blog. Spero che i dati riportati possano a Voi essere utili.

Da due anni sto chiedendo l' autorizzazione al ministero della Salute al fine di ottenere l' autorizzazione alla coltivazione di cannabis terapeutica ... Potreste portare alla loro attenzione la mia richiesta per una collaborazione istituzionale? Hanno tutti i miei riferimenti.

La cannabis medica legale scarseggia, la concessione di autorizzazioni alla coltivazione legale, sarebbe un ottima opportunità per il Governo di dimostrare attenzione ai cittadini e, soprattutto ai cittadini interessati a collaborare legalmente con le istituzioni.

Si, ci sono cittadini onesti che vorrebbero aiutare lo stato. Può lo stato collaborare con i cittadini onesti?



venerdì 18 agosto 2017

Droghe. La relazione al parlamento del DPA ... numeri da 'fatti'

Articolo di Redazione 16 agosto 2017 11:15

E’ finalmente arrivata la relazione al parlamento sulle droghe! Quello che emerge, oltre al fallimento delle attuali politiche, è un dato sul mercato della droga basato su stime, forse, poco attendibili, per non dire ... drogate.

I dati riportati dal DPA sono semplici: il mercato della cocaina vale 6 miliardi, segue la cannabis con 4 e via tutte le altre droghe.

Perché i dati del DPA sarebbero “drogati”? Perché confrontando i dati italiani con quelli europei (con il più recente “2016 EU Drug Markets Report: Strategic Overview”), per il DPA, il mercato della cocaina esisterebbe solo in Italia! E varrebbe di più della totalità del mercato europeo determinata dalle analisi del EMCDDA ed Europol!

Infatti nel recente “2016 EU Drug Markets Report: Strategic Overview” vengono presentati i dati relativi ai mercati delle droghe in Europa … e l’intero mercato europeo di cocaina (valutato in 5,7 miliardi di euro), sarebbe inferiore al valore del mercato della cocaina in Italia!

Come è possibile tutto questo? Semplicemente truccando i dati sui mercati della droga!

Ma se il DPA estrae numeri dal cappello come i numeri del lotto, in Europa non ci troviamo messi meglio.


Infatti effettuando un confronto storico, tra i dati delle relazioni annuali che i vari enti governativi pubblicano, l’impressione che si può trarre, è quella di cercare di fare centro ad un bersaglio, in una stanza buia, ad occhi bendati e con le mani legate.
Una analisi storica dei documenti redatti da Europol e EMCDDA, evidenzia una dinamica “anomala” di un mercato, quello delle droghe, basato su sondaggi e stime, non su dati reali. Perché i dati reali potrebbero essere apocalitticamente mostruosi.


Iniziamo con una analisi storica di un documento di riferimento nell’analisi del mercato della droga in europa: l’ “EU DRUG MARKETS REPORT” redatto dal EMCDDA ed EUROPOL.
Iniziata la sua redazione nel 2013, ha delineato i numeri dell’ “economia della droga” in Europa.
Questi erano i numeri nel 2013 per i mercati della cannabis e della cocaina.
La cannabis, divisa in infiorescenze e resina, era un mercato da 2.500 tonnellate l’anno (1.300 tonnellate di resina di cannabis e 1.200 tonnellate di infiorescenze consumate da 23 milioni di europei nell’ ultimo anno di indagine).



Per determinare il valore del mercato della cannabis in Europa, servono due dati; un prezzo medio della cannabis e la quantità di sostanza consumata. Se la quantità di cannabis è stata determinata, possiamo procedere a trovare un prezzo medio della cannabis, a partire dai dati ufficiali. Il prezzo medio di un grammo di cannabis, calcolandolo semplicemente come la media tra il prezzo più alto e il prezzo più basso tra il terzo e il primo quartile (IQR) dei prezzi rilevati nel mercato illegale, può essere stimato, per il documento redatto nel 2013, in 10 euro al grammo.



Ad un prezzo medio di 10 euro al grammo, 2500 tonnellate di cannabis (resina ed infiorescenze), rendono la cannabis il primo mercato della droga europeo, per un valore di 25 miliardi di euro di stupefacente consumato nell’ultimo anno.

Nel 2013, l’ “EU DRUG MARKETS REPORT: A STRATEGIC ANALYSIS” avanzava stime anche sul mercato della cocaina.

Nel dettaglio, la cocaina era un mercato stimato in 124 tonnellate, un ventesimo delle dimensioni del mercato della cannabis, per quantità.



Applicando la stessa stima del prezzo medio della cocaina (media tra il prezzo più alto e il prezzo più basso tra il terzo e il primo quartile), risultano 66,5 euro al grammo. Il mercato della cocaina in Europa, potrebbe dunque essere stimato in circa 8,25 miliardi di euro.




A distanza di 3 anni, EMCDDA ed Europol, hanno redatto lo stesso report “EU Drug Markets Report 2016: Strategic Overview” dove vengono presentati dati aggiornati sul mercato delle droghe.
Vengono presentate nuove stime storiche dei prezzi di cannabis e cocaina, oltre alle altre sostanze.



Il prezzo della cannabis (tra resina ed infiorescenze) varia, tra il terzo e il primo quartile, tra un minimo di 6,6 euro al grammo per la resina toccato nel 2014, ed un massimo di 11,2 euro al grammo per le infiorescenze di cannabis nel 2011.




Il prezzo della cocaina, nel report del 2016, varia, tra il 2010 e il 2014, da un minimo IQR di 57,1 euro al grammo nel 2013 ad un massimo di 78 euro nel 2010.

Vengono quindi definite le “dimensioni” dei due mercati.



"The size of the market for cannabis

The estimated value of the retail market for cannabis in the EU is over EUR 9.3 billion in 2013, with a likely range of EUR 8.4–12.9 billion. This represents just under two-fifths of the total illicit market in drugs. Our estimates of amounts used suggest that in 2013 about 647 tonnes of herbal cannabis (range 581–903 tonnes) and 641 tonnes of resin (range 573–887 tonnes) were consumed.”1





“The size of the market for cocaine


The estimated value of the retail market for cocaine in the EU is at least EUR 5.7 billion (range EUR 4.5–7 billion). This represents a little less than one-quarter of the total illicit market in drugs and makes it the third largest, after cannabis and heroin. Our estimates of amounts used suggest that in 2013 about 91 tonnes of cocaine was consumed, with a likely range of 72 to 110 tonnes.”2


Dal report del 2013 a quello del 2016 il mercato della cannabis passa da 25 miliardi di euro, a meno della metà (9,3 miliardi di euro), a fronte di un numero di consumatori fondamentalmente stabile (da 23 milioni stimati nel report del 2013 a 22 milioni nel report del 2016, per una diminuzione dei consumatori di circa il 5%) ed un prezzo fondamentalmente stazionario. Quello che sembra crollare è il quantitativo consumato, con un diminuzione registrata del 50%.

Lo stesso confronto storico tra report, per la cocaina, evidenzia un andamento diverso. Il valore del mercato di questa sostanza, stimato come sopra in circa 8,25 miliardi di euro, nel 2016, viene valutato in circa 5,7 miliardi (poco più della metà del valore del 2013). In più, il numero di consumatori stimati per la cocaina diminuisce in maniera più sensibile, passando da 4 milioni di consumatori a 3,6 (una diminuzione di circa il 9% dei consumatori). Quello che non varia è la quantità consumata!

Ma quanto sono affidabili queste stime? Ci sono strumenti che ci permettono di dubitare di questi numeri?
La risposta si può trovare proprio tra le righe del report europeo. Nel analisi del mercato della cocaina e per la precisione nello studio della dinamica dei trasporti della sostanza, il numero più drammatico che emerge, è la quantità di verifiche che vengono effettuate nel porto di Rotterdam, la principale porta di accesso per la cocaina al mercato europeo. Si legge nel report:

“The largest seaports in Europe are in Rotterdam, the Netherlands (the eighth busiest shipping port in the world) and Antwerp, Belgium, and they are key points for this type of trafficking. After around 10 000 kg of cocaine was seized in Rotterdam over the course of 2013, Dutch police estimated that 25–50 % of the cocaine reaching Europe now enters via the port, which handles around 11 million containers a year, only 50 000 of which are scanned (DutchNews, 2014, quoted in Eventon and Bewley-Taylor, 2016).”3

Su 11 milioni di container che transitano per il porto di Rotterdam, che da solo potrebbe essere l’ingresso per una stima tra il 25% e 50% della coca in Europa, solo 50.000 vengono verificati e dai quali emergono i numeri più precisi che si possano avere sul mercato della droga, perché verificati e non stimati. Insomma, su 11 milioni di container, lo 0,45 %, cioè 50.000, rappresentano, attraverso i sequestri, i numeri più precisi sul mercato della cocaina. I soli dati certi nei mercati degli stupefacenti sono i sequestri, perché registrati.

Sulla base dei dati dei sequestri, risulta evidente come i numeri sulle stime dei mercati di qualsiasi sostanza siano numeri fondamentalmente inattendibili, dei quali la stima più approssimativa, forse non rileva neppure il 10% del mercato effettivo.

La stessa tipologia di analisi potrebbe essere effettuata sulla cannabis, per la quale i sequestri rappresentano una piccola quota del mercato, che non contempla i milioni di piccoli produttori che sostengono l’offerta interna di cannabis. Il mercato della cannabis, infatti, si differenzia da quello della cocaina per la forte componente di produzione interna, mentre la cocaina viene totalmente importata.

Se si dovessero effettuare delle stime dei valori dei mercati della droga sulla base dei sequestri, i numeri riportati dalle agenzie internazionali, risulterebbero delle gocce nell’ oceano.

Riprendendo i dati dei due report per le due sostanze, senza analizzare un possibile impatto che le quantità di droga sequestrate rappresentino solo una minima percentuale del mercato, emerge, infatti, un quadro apparentemente rassicurante, quanto completamente inattendibile.

Nel report 2013 per la cannabis (resina ed infiorescenze) dichiarano sequestri per 575 tonnellate, su un mercato stimato in 2400 tonnellate. Per la cocaina, i sequestri impatterebbero sul mercato in maniera più decisa; infatti, a fronte di un mercato di 124 tonnellate, sono stati registrati sequestri per 62 tonnellate. Alla luce dei dati sulle verifiche effettive nel porto di Rotterdam, le stime sulle dimensioni del mercato della cocaina, sembrano un numero che, più che ottimistico, sembra assolutamente irrealistico.

Nel report 2016 i numeri sembrano migliorare, ma come per il 2013, si scontrano con la realtà di un mercato non stimabile, anzi, molto probabilmente, estremamente sottostimato. Per la cannabis non si registra una sensibile variazione dei consumatori, ma solo un enorme ridimensionamento dei consumi, che riduce il valore complessivo del mercato, a fronte di un aumento della quantità dei sequestri, che non spiega la differenza nella variazione del valore del mercato. Infatti, i consumi stimati di cannabis nel 2016, risultano pari a 1288 tonnellate, a fronte di 713 tonnellate sequestrate. Per la cocaina si registrano 91 tonnellate di sostanza consumata a fronte di 61 tonnellate sequestrate.

Tornando dunque all’ Italia e alle stime del DPA, viene da domandarsi quale sia l’affidabilità di questi dati.

Una delle ex direttrici del DPA, la Dott.ssa Patrizia de Rose, aveva evidenziato la necessità di “lasciare spazio a una raccolta di dati qualitativi e quantitativi” sui mercati degli stupefacenti ed aveva iniziato un lavoro di ascolto delle realtà più vicine al mondo dei consumatori di stupefacenti, organizzando tra l’altro importanti incontri di dialogo con il ministro della Giustizia e una missione ad Ungass ricca di personalità altamente competenti, qualificate ed informate.

Finalmente si stava aprendo uno spiraglio per un dibattito, sul tema degli stupefacenti, aperto, capace di includere e tracciare la strada per una strategia concreta, fino a che, con il cambio di Governo, si è assistito ad una nuova involuzione del dialogo, che, dopo i numerosi cambi alla direzione del DPA, ha avuto il culmine nel sabotaggio della legge sulla legalizzazione della cannabis e un affronto, nei confronti di quanti si sono spesi nel dibattito sulla legalizzazione e nei confronti dei malati, con l’ultima relazione del DPA al parlamento.

Una raccolta di dati effettiva, infatti non può che avvenire in un mercato regolamentato, con leggi chiare e attendibili. Oggi la legge è discrezionale e discriminante e non viene rispettata. La mancata convocazione della Conferenza nazionale sulle droghe, l’impossibilità ad ottenere la licenza per la coltivazione di cannabis, la discriminazione delle farmacie che informano sugli impieghi terapeutici della canapa, sarebbero i segni evidenti della necessità di una nuova applicazione della legge e sono l’emblema di una necessità urgente del cambio della normativa sulla cannabis. Invece, nella “nuova legge sulla cannabis terapeutica” non si parla neppure di libertà di coltivazione per i malati, di libertà di cura e ricerca scientifica, di possibilità di associazione alla coltivazione compassionevole, realtà consolidata da oltre 20 anni(!) negli USA.

Un dipinto della situazione attuale del dibattito sulla legalizzazione della cannabis in Italia, può essere rappresentato, soprattutto alla luce dei dati statunitensi sui successi seguiti alla legalizzazione della cannabis in diversi stati, dalla presenza di dinosauri in parlamento, mentre dischi volanti ultratecnologici passano sopra la testa dei cittadini, che, inermi, non possono neppure chiedere aiuto ai parlamentari, impotenti di fronte alle logiche di potere di pochi elementi che, ormai, si credevano estinti.

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1,2,3 EU Drug Markets Report: In-depth Analysis, EMCDDA, Europol (pp 60 e seguenti, pp 100 e seguenti, pp 106 e seguenti)

Droghe. La relazione al parlamento del DPA ... numeri da 'fatti'