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venerdì 18 agosto 2017

Droghe. La relazione al parlamento del DPA ... numeri da 'fatti'

Articolo di Redazione 16 agosto 2017 11:15

E’ finalmente arrivata la relazione al parlamento sulle droghe! Quello che emerge, oltre al fallimento delle attuali politiche, è un dato sul mercato della droga basato su stime, forse, poco attendibili, per non dire ... drogate.

I dati riportati dal DPA sono semplici: il mercato della cocaina vale 6 miliardi, segue la cannabis con 4 e via tutte le altre droghe.

Perché i dati del DPA sarebbero “drogati”? Perché confrontando i dati italiani con quelli europei (con il più recente “2016 EU Drug Markets Report: Strategic Overview”), per il DPA, il mercato della cocaina esisterebbe solo in Italia! E varrebbe di più della totalità del mercato europeo determinata dalle analisi del EMCDDA ed Europol!

Infatti nel recente “2016 EU Drug Markets Report: Strategic Overview” vengono presentati i dati relativi ai mercati delle droghe in Europa … e l’intero mercato europeo di cocaina (valutato in 5,7 miliardi di euro), sarebbe inferiore al valore del mercato della cocaina in Italia!

Come è possibile tutto questo? Semplicemente truccando i dati sui mercati della droga!

Ma se il DPA estrae numeri dal cappello come i numeri del lotto, in Europa non ci troviamo messi meglio.


Infatti effettuando un confronto storico, tra i dati delle relazioni annuali che i vari enti governativi pubblicano, l’impressione che si può trarre, è quella di cercare di fare centro ad un bersaglio, in una stanza buia, ad occhi bendati e con le mani legate.
Una analisi storica dei documenti redatti da Europol e EMCDDA, evidenzia una dinamica “anomala” di un mercato, quello delle droghe, basato su sondaggi e stime, non su dati reali. Perché i dati reali potrebbero essere apocalitticamente mostruosi.


Iniziamo con una analisi storica di un documento di riferimento nell’analisi del mercato della droga in europa: l’ “EU DRUG MARKETS REPORT” redatto dal EMCDDA ed EUROPOL.
Iniziata la sua redazione nel 2013, ha delineato i numeri dell’ “economia della droga” in Europa.
Questi erano i numeri nel 2013 per i mercati della cannabis e della cocaina.
La cannabis, divisa in infiorescenze e resina, era un mercato da 2.500 tonnellate l’anno (1.300 tonnellate di resina di cannabis e 1.200 tonnellate di infiorescenze consumate da 23 milioni di europei nell’ ultimo anno di indagine).



Per determinare il valore del mercato della cannabis in Europa, servono due dati; un prezzo medio della cannabis e la quantità di sostanza consumata. Se la quantità di cannabis è stata determinata, possiamo procedere a trovare un prezzo medio della cannabis, a partire dai dati ufficiali. Il prezzo medio di un grammo di cannabis, calcolandolo semplicemente come la media tra il prezzo più alto e il prezzo più basso tra il terzo e il primo quartile (IQR) dei prezzi rilevati nel mercato illegale, può essere stimato, per il documento redatto nel 2013, in 10 euro al grammo.



Ad un prezzo medio di 10 euro al grammo, 2500 tonnellate di cannabis (resina ed infiorescenze), rendono la cannabis il primo mercato della droga europeo, per un valore di 25 miliardi di euro di stupefacente consumato nell’ultimo anno.

Nel 2013, l’ “EU DRUG MARKETS REPORT: A STRATEGIC ANALYSIS” avanzava stime anche sul mercato della cocaina.

Nel dettaglio, la cocaina era un mercato stimato in 124 tonnellate, un ventesimo delle dimensioni del mercato della cannabis, per quantità.



Applicando la stessa stima del prezzo medio della cocaina (media tra il prezzo più alto e il prezzo più basso tra il terzo e il primo quartile), risultano 66,5 euro al grammo. Il mercato della cocaina in Europa, potrebbe dunque essere stimato in circa 8,25 miliardi di euro.




A distanza di 3 anni, EMCDDA ed Europol, hanno redatto lo stesso report “EU Drug Markets Report 2016: Strategic Overview” dove vengono presentati dati aggiornati sul mercato delle droghe.
Vengono presentate nuove stime storiche dei prezzi di cannabis e cocaina, oltre alle altre sostanze.



Il prezzo della cannabis (tra resina ed infiorescenze) varia, tra il terzo e il primo quartile, tra un minimo di 6,6 euro al grammo per la resina toccato nel 2014, ed un massimo di 11,2 euro al grammo per le infiorescenze di cannabis nel 2011.




Il prezzo della cocaina, nel report del 2016, varia, tra il 2010 e il 2014, da un minimo IQR di 57,1 euro al grammo nel 2013 ad un massimo di 78 euro nel 2010.

Vengono quindi definite le “dimensioni” dei due mercati.



"The size of the market for cannabis

The estimated value of the retail market for cannabis in the EU is over EUR 9.3 billion in 2013, with a likely range of EUR 8.4–12.9 billion. This represents just under two-fifths of the total illicit market in drugs. Our estimates of amounts used suggest that in 2013 about 647 tonnes of herbal cannabis (range 581–903 tonnes) and 641 tonnes of resin (range 573–887 tonnes) were consumed.”1





“The size of the market for cocaine


The estimated value of the retail market for cocaine in the EU is at least EUR 5.7 billion (range EUR 4.5–7 billion). This represents a little less than one-quarter of the total illicit market in drugs and makes it the third largest, after cannabis and heroin. Our estimates of amounts used suggest that in 2013 about 91 tonnes of cocaine was consumed, with a likely range of 72 to 110 tonnes.”2


Dal report del 2013 a quello del 2016 il mercato della cannabis passa da 25 miliardi di euro, a meno della metà (9,3 miliardi di euro), a fronte di un numero di consumatori fondamentalmente stabile (da 23 milioni stimati nel report del 2013 a 22 milioni nel report del 2016, per una diminuzione dei consumatori di circa il 5%) ed un prezzo fondamentalmente stazionario. Quello che sembra crollare è il quantitativo consumato, con un diminuzione registrata del 50%.

Lo stesso confronto storico tra report, per la cocaina, evidenzia un andamento diverso. Il valore del mercato di questa sostanza, stimato come sopra in circa 8,25 miliardi di euro, nel 2016, viene valutato in circa 5,7 miliardi (poco più della metà del valore del 2013). In più, il numero di consumatori stimati per la cocaina diminuisce in maniera più sensibile, passando da 4 milioni di consumatori a 3,6 (una diminuzione di circa il 9% dei consumatori). Quello che non varia è la quantità consumata!

Ma quanto sono affidabili queste stime? Ci sono strumenti che ci permettono di dubitare di questi numeri?
La risposta si può trovare proprio tra le righe del report europeo. Nel analisi del mercato della cocaina e per la precisione nello studio della dinamica dei trasporti della sostanza, il numero più drammatico che emerge, è la quantità di verifiche che vengono effettuate nel porto di Rotterdam, la principale porta di accesso per la cocaina al mercato europeo. Si legge nel report:

“The largest seaports in Europe are in Rotterdam, the Netherlands (the eighth busiest shipping port in the world) and Antwerp, Belgium, and they are key points for this type of trafficking. After around 10 000 kg of cocaine was seized in Rotterdam over the course of 2013, Dutch police estimated that 25–50 % of the cocaine reaching Europe now enters via the port, which handles around 11 million containers a year, only 50 000 of which are scanned (DutchNews, 2014, quoted in Eventon and Bewley-Taylor, 2016).”3

Su 11 milioni di container che transitano per il porto di Rotterdam, che da solo potrebbe essere l’ingresso per una stima tra il 25% e 50% della coca in Europa, solo 50.000 vengono verificati e dai quali emergono i numeri più precisi che si possano avere sul mercato della droga, perché verificati e non stimati. Insomma, su 11 milioni di container, lo 0,45 %, cioè 50.000, rappresentano, attraverso i sequestri, i numeri più precisi sul mercato della cocaina. I soli dati certi nei mercati degli stupefacenti sono i sequestri, perché registrati.

Sulla base dei dati dei sequestri, risulta evidente come i numeri sulle stime dei mercati di qualsiasi sostanza siano numeri fondamentalmente inattendibili, dei quali la stima più approssimativa, forse non rileva neppure il 10% del mercato effettivo.

La stessa tipologia di analisi potrebbe essere effettuata sulla cannabis, per la quale i sequestri rappresentano una piccola quota del mercato, che non contempla i milioni di piccoli produttori che sostengono l’offerta interna di cannabis. Il mercato della cannabis, infatti, si differenzia da quello della cocaina per la forte componente di produzione interna, mentre la cocaina viene totalmente importata.

Se si dovessero effettuare delle stime dei valori dei mercati della droga sulla base dei sequestri, i numeri riportati dalle agenzie internazionali, risulterebbero delle gocce nell’ oceano.

Riprendendo i dati dei due report per le due sostanze, senza analizzare un possibile impatto che le quantità di droga sequestrate rappresentino solo una minima percentuale del mercato, emerge, infatti, un quadro apparentemente rassicurante, quanto completamente inattendibile.

Nel report 2013 per la cannabis (resina ed infiorescenze) dichiarano sequestri per 575 tonnellate, su un mercato stimato in 2400 tonnellate. Per la cocaina, i sequestri impatterebbero sul mercato in maniera più decisa; infatti, a fronte di un mercato di 124 tonnellate, sono stati registrati sequestri per 62 tonnellate. Alla luce dei dati sulle verifiche effettive nel porto di Rotterdam, le stime sulle dimensioni del mercato della cocaina, sembrano un numero che, più che ottimistico, sembra assolutamente irrealistico.

Nel report 2016 i numeri sembrano migliorare, ma come per il 2013, si scontrano con la realtà di un mercato non stimabile, anzi, molto probabilmente, estremamente sottostimato. Per la cannabis non si registra una sensibile variazione dei consumatori, ma solo un enorme ridimensionamento dei consumi, che riduce il valore complessivo del mercato, a fronte di un aumento della quantità dei sequestri, che non spiega la differenza nella variazione del valore del mercato. Infatti, i consumi stimati di cannabis nel 2016, risultano pari a 1288 tonnellate, a fronte di 713 tonnellate sequestrate. Per la cocaina si registrano 91 tonnellate di sostanza consumata a fronte di 61 tonnellate sequestrate.

Tornando dunque all’ Italia e alle stime del DPA, viene da domandarsi quale sia l’affidabilità di questi dati.

Una delle ex direttrici del DPA, la Dott.ssa Patrizia de Rose, aveva evidenziato la necessità di “lasciare spazio a una raccolta di dati qualitativi e quantitativi” sui mercati degli stupefacenti ed aveva iniziato un lavoro di ascolto delle realtà più vicine al mondo dei consumatori di stupefacenti, organizzando tra l’altro importanti incontri di dialogo con il ministro della Giustizia e una missione ad Ungass ricca di personalità altamente competenti, qualificate ed informate.

Finalmente si stava aprendo uno spiraglio per un dibattito, sul tema degli stupefacenti, aperto, capace di includere e tracciare la strada per una strategia concreta, fino a che, con il cambio di Governo, si è assistito ad una nuova involuzione del dialogo, che, dopo i numerosi cambi alla direzione del DPA, ha avuto il culmine nel sabotaggio della legge sulla legalizzazione della cannabis e un affronto, nei confronti di quanti si sono spesi nel dibattito sulla legalizzazione e nei confronti dei malati, con l’ultima relazione del DPA al parlamento.

Una raccolta di dati effettiva, infatti non può che avvenire in un mercato regolamentato, con leggi chiare e attendibili. Oggi la legge è discrezionale e discriminante e non viene rispettata. La mancata convocazione della Conferenza nazionale sulle droghe, l’impossibilità ad ottenere la licenza per la coltivazione di cannabis, la discriminazione delle farmacie che informano sugli impieghi terapeutici della canapa, sarebbero i segni evidenti della necessità di una nuova applicazione della legge e sono l’emblema di una necessità urgente del cambio della normativa sulla cannabis. Invece, nella “nuova legge sulla cannabis terapeutica” non si parla neppure di libertà di coltivazione per i malati, di libertà di cura e ricerca scientifica, di possibilità di associazione alla coltivazione compassionevole, realtà consolidata da oltre 20 anni(!) negli USA.

Un dipinto della situazione attuale del dibattito sulla legalizzazione della cannabis in Italia, può essere rappresentato, soprattutto alla luce dei dati statunitensi sui successi seguiti alla legalizzazione della cannabis in diversi stati, dalla presenza di dinosauri in parlamento, mentre dischi volanti ultratecnologici passano sopra la testa dei cittadini, che, inermi, non possono neppure chiedere aiuto ai parlamentari, impotenti di fronte alle logiche di potere di pochi elementi che, ormai, si credevano estinti.

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1,2,3 EU Drug Markets Report: In-depth Analysis, EMCDDA, Europol (pp 60 e seguenti, pp 100 e seguenti, pp 106 e seguenti)

Droghe. La relazione al parlamento del DPA ... numeri da 'fatti'

martedì 4 luglio 2017

It's Official: Mexico's President Signs a Bill Legalizing Medical Marijuana

The North American marijuana industry is on fire, and marijuana stock investors have clearly taken notice. A majority of pot stocks with a market cap north of $200 million have seen triple-digit percentage returns over the trailing 12 months.
Cannabis research firm ArcView projects that legal North American weed sales (recreational and medical) will catapult from $6.9 billion in 2016 to more than $22 billion by 2021. With an estimated $46.4 billion in sales conducted on the black market last year in North America, the opportunity for businesses to move consumers toward legal channels appears to offer a sustainable growth trend.
Image source: Getty Images.
Yet, expansion isn't a given. Despite a record number of Americans wanting to see both recreational and medical pot legalized, the U.S. federal government has dug in its heels on any efforts to reschedule marijuana. Concern over minors gaining access to marijuana, an inability to measure to what extent drivers who've used cannabis are impaired, and insufficient benefit-versus-risk profiles from clinical studies, has halted the U.S. government from loosening laws governing the industry.

Marijuana stock investors rejoice: Mexico legalizes medical cannabis

However, marijuana stock investors do have something to cheer about if they look south of the border.
On June 19, Mexican President Enrique Pena Nieto signed a bill into law that makes medical marijuana legal in the country. The bill that found its way to Pena Nieto's desk had been overwhelmingly approved by Mexico's Congress nearly two months ago. Pena Nieto had previously opposed legalizing weed, but changed his tune in recent years.
Mexico's medical weed bill will now classify cannabis as a "therapeutic" drug, and the government will now lean on Mexico's Ministry of Health to draft and implement regulations controlling medical cannabis use, including tetrahydrocannabinol (THC), the psychoactive component of cannabis. The Ministry of Health will also be responsible for developing and overseeing a research program to study pot's impact on patients before considering an expansion of the program to cover broader use.
Image source: Getty Images.
Mexico's push to legalize is particularly exciting news for Medical Marijuana, Inc.(NASDAQOTH: MJNA), the very first publicly listed marijuana stock. Medical Marijuana, Inc. is mostly an investment company, with its holdings in clinical-stage cannabinoid-based drug developer Axim Biotechnologies making up a good chunk of its current valuation. But it also fully owns HempMeds Mexico, which imports and distributes cannabidiol (CBD)-based hemp oil products to medical patients.  Not only was it the first company to be given the green light to import CBD products into Mexico, but last week's legislation appears to open the door for an increase in future sales.
There's also hope from Canada's quartet of larger medical cannabis producers and retailers -- Canopy Growth Corp. (NASDAQOTH: TWMJF)MedReleaf (TSX: LEAF)Aphria (NASDAQOTH: APHQF), and Aurora Cannabis (NASDAQOTH: ACBFF) -- that Mexico's actions could provide an impetus to push a Canadian recreational marijuana bill over its current hurdles. Public opinion toward marijuana improves annually, which is potentially good news for these four providers, all of which are expanding their grow capacity either organically or through acquisitions. Canada legalized medical cannabis all the way back in 2001.

Mexico's legalization still presents challenges

Yet, in spite of Mexico's legalization of medical cannabis, challenges still remain within the industry. For instance, Mexico has long had an issue with drug cartels, which could make selling legal pot a challenge. Enforcing regulations on the legal industry could be difficult when there's such a rampant amount of black market activity.
The pushback in Mexico against medical marijuana is also arguably higher than it is in the United States. A Quinnipiac University poll in the U.S. found that 93% of respondents wants to see medical weed legal. However, the Catholic Church in Mexico widely opposes the use of marijuana, and a Nov. 2015 telephone poll by the El Universal newspaper found that 66% of Mexicans opposed legalizing the drug (albeit the question appears to have been phrased in terms of recreational legalization as opposed to medical). Comparatively, support for recreational legalization in the U.S. tends to hover around 60%. In other words, Mexico's legalization of medical weed seems to be more of a baby step than a full-ranging expansion of medical pot access.
Image source: Getty Images.
What's more, it doesn't appear as if the U.S. will be following the suggestion of Pena Nieto and aligning its marijuana policies with that of its neighbor to the south. The U.S. Drug Enforcement Agency (DEA) had its opportunity to reschedule marijuana last year away from its current schedule I categorization following two petitions to do so, but chose to keep its status the same. The DEA cited a lack of risk-versus-benefit analyses, as well as a lack of marijuana-use oversight as reasons to keep its scheduling unchanged. Congress shares the same opinion, with lawmakers wanting to see additional clinical evidence before considering a federal medical marijuana bill.
Mexico's legislation also fails to clear up how it'll deal with keeping children from accessing marijuana, as well as keeping impaired drivers off the roads. The Health Ministry may be able to outline a plan after a bit of trial and error, but it could take years to hash out (no pun intended). That's not good news for marijuana stocks that are aiming for broader use.
Though Mexico's actions do represent a baby step forward for the pot industry, it's not yet a sufficient enough reason for investors to place their hard-earned money and faith in marijuana stocks.
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Sean Williams has no position in any stocks mentioned. The Motley Fool has no position in any of the stocks mentioned. The Motley Fool has a disclosure policy.

It's Official: Mexico's President Signs a Bill Legalizing Medical Marijuana